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I canti sono stati suddivisi per categorie per agevolarne la ricerca oltre che offrirne un immediato confronto tra pensiero e sentimenti delle tribù distribuite su tutto il continente americano, partendo dai popoli del Nord degli Athapaski sino a quelli del Sud come gli Yuma o Comanchi, popoli ritratti dalla cinematografia e dalla letteratura di colore come collezionisti di scalpi.
Oggi, grazie ad una seria e serena ricerca etnologica e storiografica, è stato stabilito chi erano i sanguinari, al di là di ogni dubbio.
Oramai la distruzione della Nazione Indiana è avvenuta, e queste voci ci avvicinano a questo passato così lontano, e non solo nel tempo.
I popoli come quello Indiano non conoscevan la rima, ed i loro canti eran una sorta di recitazione accompagnati dalla danza e da suoni di strumenti musicali.
Leggeteli così, quasi seguendo un sottofondo musicale fatto di pause e di toni smorzati....
Questi canti costituiscono il segno più autentico e profondo della poesia indigena di terra americana.
Dai rituali magici e contemplativi nella pace delle estese praterie, sui monti, nel gelo invernale della regione dei laghi, ai canti di dolore e di rabbia che rievocano le campagne di sterminio operate dall'uomo bianco, in questa raccolta viene esprimendosi tutta l'anima e la tragedia dell'esistenza di un popolo.
"Di chi era la prima voce che riecheggiò su questa terra? La voce del popolo rosso che aveva solo archi e frecce...Cosa non è stato fatto nel mio paese senza che io lo volessi, senza che io lo chiedessi; la gente bianca passa attraverso il mio paese e lascia una traccia di sangue dietro di sè::"
In queste amare parole di un grande capo Sioux, Nuvola Rossa, è tutto il dramma dei pellerossa.
Dal chiuso delle riserve costruite ai margini della civiltà urbana, la sua anima, inglobata ed insieme estraniata, ghettizzata, riesce ancora a ritrovare il suo orgoglio, sa far udire la propria voce, decisa al riscatto per una sopravvivenza che la opponga alla repressione della "società capitalistica".
Amore e gioia, dolore e guerra, natura e magia, tutta la realtà e l'universo mitico dell'Indiano d'America emergono in questi canti da quel silenzio in cui il "colonizzatore imperialista", il suo linguaggio, le sue leggi, i suoi eserciti avrebbero voluto confinarli.
