Due aquile bianche sono state sacri
Paese che vai, usanza che trovi. Di solito rispetto i vecchi adagi che hanno quasi sempre un fondo di verità. In questo caso però, aggiungerei “usanza che trovi e regole che devi rispettare”, nel senso che chi si reca, per mille motivi, in un’altra nazione (o anche semplicemente regione) deve esigere il rispetto delle proprie tradizioni e della propria cultura fino a quando questi non cozzino contro le leggi o le tradizioni consolidate (quindi in odore di leggi) dell’ospite. L’Italia ha un passato di emigranti: Svizzera, Belgio, Francia, Argentina e America sono stati i paesi che hanno ospitato il maggior numero di nostri connazionali che là emigravano per ragioni di lavoro.
Erano tempi molto duri, sotto ogni punto di vista, e le minoranze non godevano certo dei diritti e del rispetto di cui godono oggi. Basta chiedere a chi ha lavorato nelle miniere di Francia e Belgio oppure a chi è partito, ancora minorenne, per cercare lavoro in terra d’America. Spesso sfottuti come miserabili, quasi sempre vessati da capi locali, per loro c’era diffidenza, quando andava bene altrimenti piena ostilità, anche se nessuno, che tenesse a quel posto di lavoro, si azzardava a infrangere non dico una legge ma una sola regola del luogo. Era implicito (e mi pare del tutto sensato ancor oggi) che chi viene a casa tua si adatti alle tue regole e non cerchi d’imporre le sue.
In questi giorni è scoppiata un’aspra polemica tra i nativi indiani d’America e le autorità della Wildfish Conservation. Gli eredi dei vecchi capi Arapaho vorrebbero il permesso di uccidere le Aquile calve (Aquile bianche), per potere utilizzarne carcasse e penne nelle loro cerimonie religiose. L’Aquila bianca, quasi estinta dai cacciatori americani alla fine dell’800, è stata protetta nel 1920 dal governo statunitense ed è diventata il simbolo del popolo americano. Come tale, amata e supeprotetta (anche se non più in via d’estinzione), ancora oggi esiste il divieto assoluto di abbattimento.
Le autorità di Wyoming, Montana e Idaho tengono le carcasse degli uccelli defunti di morte naturale e le loro penne, in un posto particolare, dal quale possono essere trasferite, su richiesta, delle tribù indiane, per i loro scopi tradizionali. La tribù degli Arapaho però ha ucciso due Aquile calve, rivendicando il proprio diritto ad espletare la tradizione religiosa. Le autorità di caccia e pesca governative non la pensano così ed è in corso un processo che si prevede lungo combattuto tra chi esige il rispetto della legge americana e chi sostiene i diritti delle minoranze.
Sul fatto che gli indiani siano stati massacrati e costretti nelle riserve da un intero popolo senza scrupoli e pietà, non ci piove e proprio gli Arapaho subirono il famoso massacro del Sand Creek ad opera dell’Unione condotta dal giovane colonnello Chivington. Come non ci piove che, ben prima degli americani, ci fossero loro a governare quelle terre. La storia però va avanti e io credo che non sia giusto sacrificare sull’altare di feste religiose o pagane che siano i rari gioielli che la natura ci ha dato in consegna per le generazioni future. Le aquile continuino il loro maestoso volo sui cieli del Wyoming e gli Arapaho festeggino le loro tradizioni con i copricapi adornati di penne derivate dagli uccelli defunti per motivi naturali. Oppure da penne finte. Non credo che Manitou se ne avrebbe a male.
Articolo a cura di Oscar Grazioli.
Vi propongo queste righe per chiedervi cosa ne pensate al riguardo e cosa riteniate più importante: rispettare le tradizioni (pur se crudeli) o le leggi??
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